Come Cambierà il Clima nel 2070?

I cambiamenti climatici sono da tempo oggetto di studio per gli scienziati: i dati raccolti in tal senso, comunque, non fanno presagire nulla di positivo e molte sono le modifiche del clima alle quali andremo incontro senza che vi sia un facile adattamento da parte dell’uomo e dell’ecosistema, a causa della rapidità con la quale si verificheranno tali fenomeni.

Stando alle ultime notizie rese pubbliche da parte dei scienziati dell’università di Stanford, le estati nei prossimi 60 anni, diventeranno sempre più calde e la flora e la fauna ne saranno irrimediabilmente danneggiate.

La tendenza interesserà delle vaste aree del Pianeta e il riscaldamento avverrà in modo estremamente rapido, subendo delle variazioni decisive in un lasso di tempo molto breve.

Questo aumento delle temperature parrebbe essere irreversibile se non si ridurranno le emissioni di gas serra ma, anzi, si verificheranno ulteriori incrementi degli agenti inquinanti.

Tutti i risultati dello studio saranno pubblicati nei prossimi mesi sull’importante rivista di settore Climatic Change Letters. 

Emergeranno, così, le evidenze scientifiche che vogliono molte regioni tropicali a dover fare i conti con un caldo, in estate, assolutamente senza precedenti.

I dati sono stati ricavati da simulazioni al computer che hanno tenuto conto dell’aumento di concentrazioni di gas serra e del clima registrato sulla Terra per tutto il secolo scorso.

Incendi estivi, ecco il Sistema Europeo Centralizzato per Monitorare i Rischi

Grazie al sistema europeo centralizzato di informazione sui roghi nelle foreste è possibile eseguire delle previsioni di base degli eventi in base al meteo così come anche seguire in tempo reale l’evoluzione degli interventi realizzati per spegnere i roghi attivi.

Il tutto è reso possibile dal sito web di Effis (European forest fire information system), che sottolinea come alto sia il rischio per tutta la fascia del Mediterraneo, Italia in testa, colorata di un esplicativo rosso acceso, il massimo grado di allerta previsto.

Stando ai dati raccolti dall’Effis nel 2010, l’Italia avrebbe un picco del pericolo incendio durante la metà di luglio e poi proprio sul finire di agosto; mentre nello scorso anno la nazione dell’Unione Europea maggiormente colpita fu il Portogallo.

Stupisce, probabilmente, che la maggiore rischiosità sia associata alle aree protette, poi ai terreni agricoli e infine ai boschi e alle foreste, per il 22%.

Gli ultimi anni, infine, hanno fatto registrare un maggior numero di grandi incendi, a causa dei cambiamenti climatici sopraggiunti che hanno incrementato il pericolo anche in Paesi tradizionalmente non considerati a forte rischio, come la Russia, l’Irlanda, il Belgio, la Scandinavia e il Regno Unito. In questi ultimi casi, sono stati molto gravi i danni riportati alle zone interessate, anche a causa di una maggiore commistione fra edifici, città e verde.

Rotte Polari, gli Effetti Economici dei Cambiamenti Climatici

Il global warming, o meglio, gli effetti che il surriscaldamento del pianeta causa, sono ancora un oggetto di discussione tra gli scienziati, tuttavia non si può negare che alcuni dati oggettivi sembrano essere particolarmente significativi del fenomeno.

Uno fra questi è rappresentato dai gradi raggiunti nella stazione meteorologica di Eureka, situata in Canada, uno degli ultimi luoghi in cui è presente l’uomo prima di lasciare posto ai ghiacci che, un tempo, avremmo detto perenni.

Ora, se è vero che durante l’inverno non si raggiungono mai temperature superiori ai -30 celsius è anche vero che lo scorso luglio si sono registrati addirittura 19 gradi sopra lo zero: un evento che ha dell’incredibile ma che testimonia l’innalzamento medio delle temperature e lo scioglimento dei ghiacciai.

Procedendo con questo ritmo, in effetti, gli studiosi ritengono che in 20 anni si potrebbe completare del tutto il disgelo dell’artico, almeno durante l’estate.

Concentrandosi solo sul punto di vista economico, tuttavia, sembra che per i governi degli Stati che si affacciano sul Polo non sia poi così grave: nuove rotte commerciali si aprirebbero, dando la possibilità di aumentare i profitti sulle acque un tempo considerate inaccessibili.

La corsa al Polo coinvolgerebbe Canada, Stati Uniti, Danimarca e Russia, ma con una Cina che di certo non rimarrebbe a guardare e che, anzi, ha già mostrato tutto l’interesse a ritagliarsi il proprio posto… al freddo!

Se la Terra Ingrassa: gli Effetti del Global Warming

Lo studio è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista Geophysical Research Letters che si era posto come obiettivo ambizioso quello di riuscire a misurare la circonferenza della Terra, scoprendo che tale circonferenza aumenta di circa 7 millimetri ogni dieci anni.

A quanto pare, la spiegazione del fenomeno sarebbe da rintracciare, ancora una volta, nella perdita di ghiacci dalla Groenlandia all’Antartide, sebbene per gli scienziati non si tratti di una situazione preoccupante, almeno non in termini relativi.

È curioso, tuttavia, notare che per ben 12 mila anni la Terra era stata, per così dire, a dieta e che solo in epoche recenti stia cominciando, per così dire, ad ingrassare, a causa degli interventi sempre più massicci dell’uomo.

Infatti, in ultima analisi, è ancora una volta il global warming a generare questo incremento millimetrico ma comunque interessante per i ricercatori.

La perdita di masse ghiacciate che continua inesorabile anno dopo anno si andrebbe a posizionare tutto verso l’Equatore, nonostante il fluido in eccesso riesca ad adattarsi perfettamente alla rotazione impressa dal nostro Pianeta.
Quello che davvero dovrebbe preoccupare, quindi, non è tanto l’aumento di taglia quanto le motivazioni per le quali ciò accade e che sono riconducibili alle emissioni sproporzionate di gas serra che provocano il surriscaldamento climatico.

Energia Verde: Ecco le Iniziative gli Incentivi per la sua Produzione

Le politiche che hanno cercato di dare un buon impulso alla produzione delle energie rinnovabili sono state davvero tante nel corso degli anni, ed ecco tutte le iniziative che sono state prese in tutta Europa.

La feed in tariffe, ha permesso allo stato di stabilire per alcuni anni il prezzo dell’energia rinnovabile superiore di solito a quello di mercato.

E’ sicuramente il sistema maggiormente usato in tutta l’Europa, e la maggiorazione che viene applicata serve alle varie aziende come incentivo per la produzione dei energia rinnovabile ed in alcuni stati si trovano anche forme speciali di esenzione fiscale.

Il Feed in premium invece, è quello usato in Italia principalmente per il fotovoltaico, il prezzo stesso dell’energia di tipo rinnovabile è composto di due fattori: il valore di mercato e il prezzo stabilito dalle autorità.

Il certificato verde, permette agli stati che lo utilizzano di fare in modo che parte della propria elettricità derivi da produzione con fonti rinnovabili, è usato ad esempio in Italia per quanto riguarda l’eolico e molto presto cioè nel 2014 si utilizzerà lo stesso metodo usato per l’energia elettrica visto che questo metodo attualmente usato risulta davvero troppo macchinoso.

Il tender o asta serve quando viene individuata una zona adatta alla produzione dell’energia rinnovabile e l’azienda che compie l’offerta migliore sarà quella che poi realizzerà effettivamente l’intero impianto. 

L’ultimo sistema che prevede delle esenzioni fiscali, fa in modo che le energie rinnovabili prima delle altre tipologie di fonti così da poter evitare che rimangono delle quote invendute; l’Italia purtroppo non risulta uno stato particolarmente adatto al dispacciamento delle energie pulite visto che c’è una grande frammentazione tra i vari impianti di energia rinnovabile.

Questi sono tutti i modi attraverso i quali è possibile incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili, ciò che però deve migliorare è di certo l’approccio di alcuni stati al mondo delle energie rinnovabili!

L’Unione Europea: L’Ambiente e le Tasse

Sono in pochi a sapere che all’interno dell’Unione Europea anche l’ambiente viene tassato, e secondo gli ultimi dati che sono stati raccolti non sono nemmeno poche le tasse che vengono pagate dai vari paesi membri; i dati li ha rilevati l’Eurostat.

A conti fatti, le tasse ammontano in tutto a circa 292 miliardi di euro che in percentuale sono il 2.4% del PIL dell’Unione Europea; le tasse sull’energia sono quelle che prevalgono in questa percentuale visto che sono i 2/3 del totale, poi troviamo quelle sui trasporti e infine quelle su inquinamento ed uso delle risorse.

Ma quali sono i paesi membri che pagano più tasse per quanto riguarda l’ambiente? Troviamo sicuramente l’Italia tra queste, così come anche la Germania, la Gran Bretagna e la Francia;facendo un confronto poi con il PIL tra il 2 ed il 3%, mentre ancora più alte sono in Danimarca, Paesi Bassi e Slovenia dove la percentuale di incidenza arriva a sfiorare il 4%.

Se si fa poi un ulteriore confronto su quanto pesino queste tasse sul bilancio dei vari paesi che fanno parte dell’Unione Europea è possibile notare delle differenze fondamentali.

In alcuni paesi nello specifico sono forse eccessivamente tassati i prodotti energetici, la Lituania, la Repubblica Ceca ed il Lussemburgo sono certamente quelli dove si riscontra una percentuale che arriva ad un massimo del 96% sul totale delle imposte.

Per quanto riguarda invece Danimarca, Paesi Bassi ed Estonia, influiscono solamente fino ad un massimo del 10% sul totale delle imposte pagate; ma in quale situazione si trova l’Italia per quanto riguarda le tasse sull’ambiente?

Più o meno ci troviamo nella media europea, siamo intorno al 3 % del PIL del paese ed il 77% di esse riguardano le imposte sull’energia, il 22% è quello sui trasporti e solamente l’1% è quello dell’inquinamento; l’Italia è sicuramente uno di quei paesi che non si trova nella situazione peggiore rispetto agli altri paesi membri.

L’intervento più importante andrebbe fatto proprio in quei paesi che si trovano in maggiore difficoltà e dove il fattore di incidenza delle tasse sull’energia è eccessivo sia rispetto al PIL che alla percentuale delle imposte specifiche che riguardano i prodotti energetici.

L’ambiente deve essere tassato in modo proporzionale.

In Italia l’Ambiente è Fortemente Consumato: Come Fare?

Molto spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto ma l’ambiente in cui ci troviamo è fortemente consumato dall’azione dell’uomo e non solo, così come è emerso dalle ultime relazioni effettuate dagli esperti; il consumo del suolo infatti negli ultimi anni è aumentato sensibilmente.

Si tratta di un processo che già a partire dal 1956 non si è mai fermato, sono stati infatti consumati circa 7metri quadri al secondo; il fenomeno è diventato ancora più veloce a partire dal 2010, ogni 5 mesi viene cementata una superficie di verde pari come grandezza a quella del comune di Napoli.

Dati alla mano, non è assolutamente un dato da attribuire alla sola crescita demografica perché non sarebbe sufficiente come motivazione, sono escluse però da questo conteggio tutte quelle aree urbane che non sono state coperte con uno strato di cemento.

A partire dal 1956 una delle regioni più cementate è sicuramente la Liguria, la Lombardia e poi la Puglia, considerando infatti solamente i dati riguardanti l’Italia ci si renderà subito conto che circa il 2.8% del suolo sia consumato; in questo modo però una delle conseguenze più gravi dello sfruttamento del terreno è quello di ridurre l’assorbimento della pioggia.

Questo non fa che aumentare di conseguenza la possibilità che avvengano delle inondazioni o delle frane perché il terreno non è più in grado di smaltire correttamente l’acqua; così come anche l’evapotraspirazione viene fortemente diminuita se si impermeabilizza un ettaro di suolo.

L’energia che però serve per far evaporare circa 4800 metri cubi d’acqua equivale al consumo annuo di almeno 9000 congelatori; facendo un rapido calcolo è possibile stabilire che ogni anno vengono persi circa 500 mila euro di energia elettrica.

Tutto questo cemento che sta ricoprendo i nostri territori pone anche importanti problemi non solo per quanto riguarda la sicurezza ma anche la produzione alimentare.

Se prendiamo il dato a livello europeo, è possibile dire che l’Europa ha perso la capacità produttiva di circa 6.1 milioni di ettari di frumento; tutti questi dati non sono assolutamente insignificanti come si può pensare, infatti con il passare degli anni diventano sempre più gravi sotto diversi punti di vista.

L’ambiente deve essere maggiormente salvaguardato per poter essere vivibile.

L’UE è a Corto di Energia: Si Torna al Carbone

Sappiamo tutti fin troppo bene che l’attenzione per l’ambiente e per lo sfruttamento delle risorse è davvero molto importante, non solo perché le fonti non rinnovabili possono esaurirsi ma perché l’UE purtroppo sta rimanendo senza energia; che si possa tornare al carbone come un tempo?

In Europa, c’è una grande paura sull’utilizzo del nucleare e proprio per questo negli ultimi anni è notevolmente aumentato lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili di circa il 30%; il problema maggiore è che si è in continua attesa che ci possa essere un vero e proprio boom delle energie rinnovabili che ancora non c’è stato ma che darebbero un grande aiuto all’ambiente.

Come ha affermato anche il Washington Post, l’Europa sempre più spesso si sta affidando al carbone per ricavarne energia, questo non solo perché è una materia prima poco costosa e che viene estratta negli USA ma anche perché non si vuole più dipendere dalle centrali nucleari.

La Germania data la sua storia passata è il primo paese che intende rinunciare all’energia nucleare soprattutto per tutti i danni che ha causato alla popolazione e non solo.

In pochi sono a conoscenza però del fatto che il carbone non è per nulla amico dell’ambiente: questo materiale è infatti in grado di peggiorare ulteriormente le conseguenze dell’effetto serra che già sono devastanti nel nostro pianeta; il problema infatti sta nel fatto che la produzione dell’energia negli stabilimenti al carbone inquina e non poco l’ambiente.

Le autorità dei paesi però ci tengono a dire che il ritorno dell’Europa al carbone sarà solamente momentaneo, un modo per cercare di spingere lo sviluppo delle fonti rinnovabili d’energia; attualmente il 39% circa dell’energia di cui usufruiamo non solo a livello europeo ma anche mondiale è prodotta dal carbone.

Per quanto riguarda però l’Italia la maggior parte dell’energia proviene dal gas naturale mentre invece il 20% è la porzione dell’energia rinnovabile; la Cina e l’India invece sono le maggiori importatrici di carbone come risulta anche dagli ultimi dati che sono stati raccolti.

La speranza degli esperti è che il periodo di carbone mondiale possa finire al più presto così da non peggiorare ulteriormente la situazione del nostro ambiente.

Quali sono le Iniziative Promosse dal Ministero dell’Ambiente?

Il Ministero dell’Ambiente è quello che si adopera in prima persona perché vengano promosse ed attuate delle iniziative in favore dell’ambiente o per la sua salvaguardia; per prima cosa ciò che si cerca di far conoscere la possibilità di creare nel nostro paese una green economy.

Ci sono infatti anche degli incentivi per promuovere lo sviluppo della green economy: fondi per occupazione giovanile all’interno di questo tipo di economia, fondi per le imprese che intendono basarsi su fonti di energia rinnovabili, imprese che gestiscono il territorio e imprese che gestiscono i rifiuti.

Ci sono inoltre appositamente pensati per tutti coloro che hanno meno di 35 anni dei fondi messi a disposizione dal Ministero dell’Ambiente: vengono erogati dei finanziamenti che hanno dei tassi agevolati; ma quali sono i soggetti ed i settori interessati?

Sono per soggetti privati che si dedicano al territorio, al rischio idrogeologico e sismico, ricerca e sviluppo di biocarburanti, ricerca e sviluppo di produzione per fonti di energia rinnovabile; a partire dal 25 gennaio 2013 ci sono circa 90 giorni per presentare le proprie domande, e per tutte le risorse messe a disposizione che non verranno distribuite saranno pubblicati degli avvisi successivi.

Le graduatorie per questo tipo di progetti vengono fatte in base a criteri comparativi e qualitativi.

Per quanto riguarda invece le normative ambientali e le procedure ambientali che rispetto a qualche anno fa sono state semplificate, bisogna salvaguardare le rocce e le terre da scavo è molto importante per questo ne sono state semplificate le procedure; sono state razionalizzate anche le procedure per quanto riguarda la bonifica o il drenaggio, compresi anche tutti gli interventi per la messa in sicurezza dell’intera area.

Per ciò che concerne la salvaguardia dell’ambiente, i finanziamenti vengono dati soprattutto ad alcune regioni italiane dove ci sono imprese che possono fare qualcosa di concreto per interventi per la gestione integrata dei rifiuti, risorse idriche, scarichi, e molto altro ancora.

Si tratta in totale di almeno 400 milioni di euro di finanziamenti dati solamente alle imprese ed ai privati meritevoli perché realmente intenzionati a proteggere l’ambiente o comunque a promuoverne il suo sviluppo soprattutto per la green economy.

I Cittadini ci Tengono di più all’Ambiente, Aumentano gli Orti

Sappiamo tutti fin troppo bene che il nostro ambiente non è di certo in gran forma visti i tanti tipi di sfruttamento a cui è sottoposto, ma sembra proprio che i cittadini stiano finalmente iniziando a capire l’importanza dell’ambiente e questo emerge anche dagli ultimi dati che sono stati raccolti.

Il 14.8% della superficie comunale è inclusa all’interno delle aree naturali protette, mentre la superficie che viene dedicata all’agricoltura è di circa il 45.5%; la superficie di cui dispone un abitante è di circa 30.3 mq, questi sono almeno i dati che è riuscito a raccogliere l’ISTAT.

In tutta Italia però sono solamente 43 i capoluoghi che possiamo definire verdi e cioè che danno una particolare importanza all’ambiente; la predominanza di  zone destinate a verde urbano che è in 19 città, di quelle destinate all’agricoltura sono 11 città e altre 11 città dove prevalgono le aree naturali protette.

Le aree che si possono definire di verde storico perché hanno avuto una particolare importanza nel corso della storia e dedicate a ville e giardini e sono almeno un terzo del verde urbano; il 15.9 % sono invece gli spazi verdi attrezzati, ciò che preoccupa invece è la grande carenza di spazi verdi usati per le scuole.

Sono pochi inoltre i comuni ad aver adottato un piano del verde che favorisca il rispetto dell’ambiente e lo sfruttamento ridotto al minimo; parlando invece della forma di verde che è in costante aumento nelle nostre città italiane, troviamo di certo gli orti botanici.

Non sono i classici orti che noi conosciamo ma sono piuttosto quelli che vengono condivisi anche da più persone e vengono usati principalmente per l’agricoltura di ortaggi per il bene comune.

In questo periodo di crisi economica si tratta di un’attività che può aiutare molto adulti e anche bambini ad avvicinarsi all’ambiente, standoci a contatto ed imparando come usarlo nel migliore dei modi.

Ma quali zone vengono utilizzate per questo tipo di attività? Si tratta soprattutto di parti di verde abbandonate, dove non è possibile costruire e che sono risultate adatte all’agricoltura; un modo alternativo anche per mantenere diverse famiglie grazie al lavoro di gruppo proprio come una volta.