Smaltimento dei Pannelli Solari

Sebbene per il momento non esista ancora un’emergenza collegata allo smaltimento dei pannelli solari diventati troppo vecchi, è bene che si inizi per tempo a valutare la questione, per non ritrovarsi, in seguito, con la classica “bomba biologica” da dover gestire in tempi rapidi.

Una sana progettualità dovrebbe accompagnare, quindi, la necessità di disfarsi dei pannelli solari quando gli stessi non saranno più efficienti per la produzione di energia: d’altra parte, la diffusione in aumento degli stessi fa sì che siano gli Stati a prendere in considerazione il problema, trovando una soluzione condivisa.

I pannelli fotovoltaici potrebbero trasformarsi, altrimenti, in un boomerang: nati per favorire la produzione di energia eco sostenibile, si tradurrebbero nell’ennesima fonte di inquinamento una volta in disuso.

Si potrebbe pensare, ad esempio, ad un modo per recuperare i materiali dei pannelli solari e smaltire quelli tossici (plastica e varia), anche se la modalità più efficiente resterebbe quella di sensibilizzare chi i pannelli li produce, cercando di agire così alla fonte. I tempi medi di durata di un pannello fotovoltaico sono di minimo vent’anni e massimo venticinque: per fortuna, quindi, vi è ancora la possibilità di prendere in mano la situazione, considerando che molti dei moduli installati non sono ancora giunti al termine del proprio ciclo di vita.

Applicazioni fotovoltaico: la borsa solare

L’energia fotovoltaica conquista sempre più il mercato e le aziende, anche quelle che da tradizione non operano nel settore energetico. Questo perché diventa possibile usare la tecnologia anche per creazioni di qualità che possono servire ad esaltare le caratteristiche e le funzionalità del prodotto.

Un esempio di prodotto “ibrido” particolarmente riuscito è dato dalla borsa solare, una ventiquattr’ore in grado di catturare la luce e da questa ricavare energia grazie alle piccole celle fotovoltaiche cucite sulla superficie.

La borsa fotovoltaica si inscrive in quel filone di applicazioni dell’energia pulita come il bikini solare, il cellulare con caricabatteria che si alimenta con i raggi del sole e tanti altri gadget molto utili soprattutto nella quotidianità.

Con le borse fotovoltaiche si risponde soprattutto al bisogno di una ricarica energetica subito pronta per chi ne necessita, magari in viaggio o durante gli spostamenti ufficio-casa: basti pensare a chi lavora con il pc.

Infatti, le belle e tecnologiche valigette sono costruite proprio con l’intento di offrire una ricarica costante e sempre disponibile per un laptop, a prescindere dalla vicinanza o meno di una presa di corrente.

Con una comoda piccola batteria interna, queste speciali borse accumulano l’energia prodotta e la rendono fruibile nel momento del bisogno, semplicemente collegando il cavo di alimentazione del portatile o dello smartphone: una rivoluzione che, negli USA, è una vera e propria moda e promette di diventarlo presto anche da noi!

Quanto si Risparmia con i Pannelli Solari? 1000 euro!

Avete installato pannelli solari sulla vostra abitazione?

Bene, saprete già che i risparmi sono notevoli e vi permetteranno di ammortizzare un investimento di 20 mila euro in appena 10 anni.

Inoltre, la casa acquista valore di per sé, senza contare che i risparmi annui si attesteranno in circa 1000 euro. Insomma, non si tratta di piccole cifre, ma di una significativa differenza sulla bolletta che farà aumentare la nostra qualità della vita, consentendoci di destinare tale cifra ad ulteriori voci di spesa.

Un consiglio, comunque, è quello di prevedere, lì dove possibile, un’installazione di pannelli fotovoltaici integrata dal punto di vista architettonico, dato che in questo modo si è certi di non intaccare il valore dell’immobile neppure sotto il profilo puramente estetico.

Non dimentichiamo, infine, che il rientro dall’investimento sarà differente a seconda del luogo geografico in cui ci troviamo: al Sud possono essere sufficienti solo 7 anni per ammortizzare il capitale investito! Attualmente in Italia si contano più di 100 mila impianti solari: la crescita la si deve soprattutto alle possibilità offerte dagli incentivi del Conto Energia prorogato, pur se con qualche caratteristica diversa.

La regione con il maggior numero di pannelli fotovoltaici risulta essere la Lombardia, mentre al secondo posto si posiziona il Veneto e al terzo si ferma l’Emilia Romagna. Tuttavia, dal punto di vista della potenza degli impianti, è in pole position la Puglia mentre per numero di installazioni realizzate su edifici nuovi è il Trentino Alto Adige a conquistare l’interessante primato

Quando il fotovoltaico sposa il low cost

Fotovoltaico ad elevata resa ma a bassi costi: un sogno che potrebbe tradursi presto in una realtà consolidata.

È noto, infatti, che tra i principali obiettivi di ricerca nei laboratori che si occupano dienergia sostenibile vi sia senza dubbio la creazione di modelli e di sistemi che riescano ad abbattere o contenere i costi, senza perdere in potenza ed efficienza.

Le risorse energetiche rinnovabili sono realmente il futuro, dato che i combustibili tradizionali sono destinati a scomparire e, dunque, qualunque forma di innovazione è la benvenuta.

Questa volta la novità sembra venire dagli Stati Uniti: si tratterebbe di notizie molto interessanti per chi deve e vuole ridurre l’incidenza dell’installazione degli impianti fotovoltaici.

Il programma di ricerca si chiama “Sun Shot” ed è stato avviato dal Dipartimento dell’Energia nord americano: l’intento è proprio quello di stimolare alla definizione di nuove modalità per riuscire a contenere i costi di creazione e di installazione per dei pannelli solari, riducendo ancora di più, se possibile, l’impatto ambientale ed evitando qualunque tipo di spreco.

L’investimento, in proposito, è stato significativo: circa 27 milioni di dollari per sviluppare progetti nuovi che dovrebbero però portare ad un risparmio di circa il 75% dei costi per ciò che riguarda gli impianti fotovoltaici costruiti nei prossimi anni.

Il fotovoltaico che copia la natura

Lo sviluppo dell’energia solare passa anche attraverso un’attenta osservazione della natura circostante: è quanto dimostrano gli studi condotti da alcuni ricercatori ispirandosi alle falene.

Questi piccoli lepidotteri possiedono, infatti, una struttura ottica molto particolare, che se replicata aiuterebbe a rendere migliori le prestazioni delle celle solari costruite ad oggi.

In pratica, gli scienziati della Nagaoka University of Technology erano alla ricerca di un film antiriflesso, capace di migliorare l’efficienza dei pannelli solari e si sono imbattuti nelle falene, le quali possiedono una specie di pellicola idrorepellente sugli occhi, in modo da evitare i riflessi e nascondersi meglio dai predatori nel buio.

Grazie ad un puntuale studio di questa microstruttura, i ricercatori hanno immaginato di riprodurne il comportamento con un materiale sintetico, ottenibili su larga scala e adeguato ad essere usato in combinazione con le celle dei pannelli fotovoltaici.

I riflessi che si generano sulle superfici usate per la produzione di energia solare, infatti, determinano sempre una certa perdita di efficienza, che in questo modo si potrebbe evitare, consentendo una migliore resa, sia in caso di radiazione solare diffusa sia in caso di radiazione solare diretta.

Naturalmente, si tratta ancora di una fase sperimentale, ma si stima che queste pellicole dovrebbero aiutare ad ottenere tra il 5% e il 6% in più di energia in un anno.

Indio e fotovoltaico, un’ interessante novità

Indio e fotovoltaico: non di certo un binomio conosciuto ma che oggi sta suscitando notevole interesse nel settore, grazie alle prospettive che sembrano aprirsi dalla combinazione dei due elementi. Inserendo grandi quantità di indio nei pannelli solari, infatti, se ne riescono a migliorare le prestazioni, contribuendo ad una maggiore capacità energetica.

Ma cos’è l’indio? Si tratta di un metallo molto raro e simile al bronzo o all’alluminio, utilizzato già per la realizzazione di televisori a cristalli liquidi e, ad oggi, anche per le celle fotovoltaiche.

Per questo motivo, si sta sviluppando un certo interesse alle sue quotazioni le quali, stando a ciò che è dichiarato dagli esperti analisti, subiranno un aumento, da ora al 2013, di circa il 16%.

La domanda di indio, dunque, cresce anno dopo anno, sia per l’uso in elettronica sia per l’uso nel campo energetico.

Tuttavia, si sono già levate alcune voci critiche, che non ritengono l’indio una scelta oculata per il fotovoltaico, dato che la propensione del mondo della ricerca, ma anche i bisogni economici, spingono verso un contenimento dei costi di produzione e di installazione, esigenza non ottemperabile con l’uso dell’indio, molto caro.

Per intenderci, stiamo parlando di un materiale che arriverà presto a costare 850 dollari al chilo nei prossimi due anni. E non si può trascurare il fatto che solo quantità di indio elevate riescono ad incrementare l’efficienza dei pannelli, dunque l’ideale sarebbe riuscire a trovare un giusto compromesso per sfruttare anche questo materiale, cercando comunque di contenere i costi.

Ridurre i costi e Aumentare l’ Efficienza del Fotovoltaico

Le associazioni ambientaliste avvisano: se rincari ci saranno, nella bolletta energetica di chi possiede impianti fotovoltaici, non è colpa del sistema in sé ma degli aumenti previsti dal governo.

Le energie rinnovabili restano convenienti, a basso costo e ad alta efficienza, dunque non vi è alcun motivo per lasciarsi scoraggiare e non pensare più a questo genere di installazioni.

Il fotovoltaico, continuano da Legambiente, non è un nemico, né dell’agricoltura né del paesaggio, non è costoso e può essere facilmente ammortizzato.

La colpa dei rincari, semmai, è da rintracciarsi in un impianto legislativo che non riesce a valorizzare appieno questa risorsa e non punta su di essa quale fonte d’energia per il futuro.

Se in Italia si dovesse riuscire a cogliere l’obiettivo enunciato con il protocollo di Kyoto, sarà solo grazie allo sviluppo degli impianti fotovoltaici, che porterebbero la nazione a giovare di un taglio alle emissioni di gas serra del 5%, da oggi al 2020.

Aumenterebbero, inoltre, i posti di lavoro, che già raggiungono quota 15 mila unità, e si incrementerebbe anche la ricchezza del Pil, con introiti per circa 50 miliardi di euro in 30 anni.

Insomma, se un’azione del legislatore ci deve essere, meglio che si concentri – a detta degli ambientalisti – sul riassesto della tariffazione, in modo da alleggerire la spesa delle famiglie e far accrescere la voglia di sole in Italia!