Indio e fotovoltaico: non di certo un binomio conosciuto ma che oggi sta suscitando notevole interesse nel settore, grazie alle prospettive che sembrano aprirsi dalla combinazione dei due elementi. Inserendo grandi quantità di indio nei pannelli solari, infatti, se ne riescono a migliorare le prestazioni, contribuendo ad una maggiore capacità energetica.

Ma cos’è l’indio? Si tratta di un metallo molto raro e simile al bronzo o all’alluminio, utilizzato già per la realizzazione di televisori a cristalli liquidi e, ad oggi, anche per le celle fotovoltaiche.

Per questo motivo, si sta sviluppando un certo interesse alle sue quotazioni le quali, stando a ciò che è dichiarato dagli esperti analisti, subiranno un aumento, da ora al 2013, di circa il 16%.

La domanda di indio, dunque, cresce anno dopo anno, sia per l’uso in elettronica sia per l’uso nel campo energetico.

Tuttavia, si sono già levate alcune voci critiche, che non ritengono l’indio una scelta oculata per il fotovoltaico, dato che la propensione del mondo della ricerca, ma anche i bisogni economici, spingono verso un contenimento dei costi di produzione e di installazione, esigenza non ottemperabile con l’uso dell’indio, molto caro.

Per intenderci, stiamo parlando di un materiale che arriverà presto a costare 850 dollari al chilo nei prossimi due anni. E non si può trascurare il fatto che solo quantità di indio elevate riescono ad incrementare l’efficienza dei pannelli, dunque l’ideale sarebbe riuscire a trovare un giusto compromesso per sfruttare anche questo materiale, cercando comunque di contenere i costi.